Primavera
nel Salento
Mare,
Città barocche, chiese bizantine e antiche tradizioni
La
primavera è la stagione ideale per scoprire il Salento e vivere esperienze
uniche. Erchie, Francavilla Fontana, Mesagne e Torre Santa Susanna sono borghi
ricchi di tradizioni, arte e cultura.
Il
viaggio è stato sperimentato con successo da una delegazione di giornalisti
italiani e internazionali che hanno aderito al 69mo Educational per giornalisti
organizzato dalla rivista Spiagge, diretta da Carmen Mancarella (www.mediterraneantourism.it)
con il patrocinio dei Comuni di Erchie, Francavilla Fontana, Mesagne e
Torre Santa Susanna, che hanno creato assieme ad altri borghi vicini, la rete
dei Comuni Tesori del Salento.
I
giornalisti hanno scelto di soggiornare a Palazzo Savino (www.palazzosavino.it) by
Epoca Collection una dimora storica nel cuore del centro storico di Mesagne,
magistralmente restaurata dalla famiglia Vece, che l’ha aperta all’ospitalità,
da appena un anno. Dal roof-top -allestito come un giardino pensile, si può
ammirare la facciata della chiesa madre e la bellezza del panorama di Mesagne.
Ma
andiamo insieme alla scoperta dei piccoli borghi.
TORRE
SANTA SUSANNA, CITTA’ DELLA POESIA, LA CHIESA DI SAN PIETRO DI CREPACORE E IL
GRANDE FRANTOIO IPOGEO
Il
nostro viaggio inizia a Torre Santa Susanna. Appuntamento davanti alla Chiesa
di Santa Maria (o San Pietro) di Crepacore con il sindaco, Michele Saccomanno,
l’assessore al turismo, Lucrezia Morleo, il consigliere comunale Mimmo Leccese,
la vicepresidente della Pro Loco, Santina Vapore e la guida italiano inglese,
Maria Pia D’Apolito.
A
stupire tutti è la calorosa accoglienza del sindaco e del suo staff che, in
perfetto stile salentino, porge il suo benvenuto con le famose zeppole di San
Giuseppe, dolci fritti o al forno a forma di rosa, farciti di crema e con un
ricamo di crema e cioccolato sulla sommità. L’accoglienza non poteva essere più
dolce e così si fa l’ingresso nel gioiello prezioso che è la Chiesa di San
Pietro di Crepacore.
Edificata
tra tra il VI e il VII secolo sorge lungo il Limitone dei Greci, il muro che
per anni ha segnato il confine tra il Regno dei Longobardi e quello dei
Bizantini. All’interno della chiesa che si sorregge su colonne romane si
possono ancora oggi ammirare alcuni affreschi raffiguranti San Pietro e Gesù,
circondato dagli Apostoli nell’Ultima Cena.
“A
scoprire questa chiesa, negli anni ’60, fu il grande archeologo Francesco
D’Andria”, dice la vicepresidente della Pro Loco, Santina Vapore, “che ne mise
in luce la sua unicità nel panorama della storia dell’arte. Un unicum viene
considerato infatti l’affresco dedicato a San Pietro, in cui, il committente,
il re longobardo, Gae Derisio, viene dipinto della stessa grandezza naturale
del Santo. Arrivano studiosi e viaggiatori stranieri da ogni parte d’Italia e
del mondo per visitare e studiare questa chiesa, famosa anche per le sue cupole
in asse”.
Ogni
anno, in agosto, l’Amministrazione comunale, guidata dal sindaco Saccomanno,
organizza il Concorso internazionale di Poesia che richiama poeti da ogni parte
d’Italia e del mondo.
LA
STRAORDINARIA STORIA DELLA CHIESA DI SAN PIETRO DI CREPACORE A TORRE SANTA
SUSANNA
ENTRIAMO ALL’INTERNO
TORRE
E I FRANTOI IPOGEI
Di
origini bizantine è anche il frantoio ipogeo, tra i più grandi del Salento,
che, interamente restaurato, si può ammirare sotto il centro storico del borgo.
E’ l’unico che custodisce un cenobio, un luogo di culto, con le arcate e i
sedili di pietra, finemente decorati e lavorati davanti al grande vascone con
la macina di pietra. Torre Santa Susanna era ricca di frantoi ipogei,
paragonabili a veri e propri pozzi petroliferi, da dove non veniva estratto
petrolio, ma l’olio lampante che serviva per illuminare le vie di Londra,
Parigi, Mosca. Chi ne possedeva uno era ricco come uno sceicco. Tutto questo
sino all’avvento del petrolio e poi dell’elettricità, quando i frantoi
iniziarono a specializzarsi solo nella produzione di olio extravergine di oliva
per usi alimentari.
La
storia dei frantoi ipogei e della produzione dell’olio può essere scoperta nel
MUSEO DELL’OLIO MOLO, sopra il frantoio ipogeo, in piazza Umberto I, inaugurato
nel 2019 con la presentazione della Guida Slow Food agli Extravergini di Oliva,
che ha censito ben 548 aziende per un totale di 750 etichette. Il convegno ha
ribadito il primato di questa cittadina nella produzione dell’olio extravergine
di oliva.
"Il
Comune di Torre Santa Susanna – dice il sindaco Michele Saccomanno - è da
secoli un luogo simbolo della lavorazione dell'oro verde. Nei suoi frantoi,
infatti, veniva lavorato oltre il 60% delle olive di tutta la regione.
L’obiettivo è di puntare sul turismo educativo e sostenibile con positive
ricadute occupazionali”.
E
Torre Santa Susanna ha tutte le carte in regola per attrarre turismo tutto
l’anno. Caratterizza il centro la colonna di Santa Susanna, la protettrice del
paese, che, con una mano tiene lontana la peste (in ricordo del suo Miracolo) e
con l’altra protegge il borgo, simboleggiato da una Torre. A pochi passi c’è da
ammirare lo scenografico Santuario di Santa Maria di Galaso, in via Galaso,
costruito su più piani con il suo bellissimo altare barocco in foglia oro, così
elegante e raffinato da essere prediletto dagli sposi per i matrimoni. I
recenti restauri hanno riportato alla luce l’affresco della Madonna Bizantina,
segno che la chiesa potrebbe essere stata costruita su un’antica cripta. Da
ammirare il Presepe scolpito in pietra leccese e incorniciato in un altare
laterale. Secondo alcuni studiosi venne realizzato da Gabriele Riccardi, il
famoso architetto e scultore leccese, vissuto nell’età aurea del barocco
leccese (tra il 500 e il ‘600), al quale si attribuisce anche il presepe
del Duomo di Lecce.
TAPPE
GOLOSE IN CANTINA
Arriva
mezzogiorno, è tempo di una tappa golosa e gustosa. Il consiglio è di fermarsi
nel Wine Shop della Cantina La Pruina un’azienda familiare, guidata da Pietro
D’Apolito con la moglie Marianna Lanzillotti, i figli Teo (enologo laureato
presso l’Università di Pisa) e Maria Pia con i rispettivi consorti, Valentina
Antonini e Giovanni Sandro Moretto. “La cantina”, dice Sandro Moretto, “è nata
nel 2012. Sin da subito abbiamo ottenuto riconoscimenti di livello
internazionale. 99 sono i punti assegnati dal famoso enologo Luca Moroni al
Primitivo dop di Manduria. E quest’anno c’è una novità il bianco di
Negroamaro “Non T’Aspetti”, anch’esso premiato con un bel 99 punti by
Luca Moroni”.
La
promozione di un territorio non può esaurirsi nel far conoscere la sua storia,
la sua arte, la sua cultura, ma anche nel promuovere le aziende di eccellenza.
Ne è convito il sindaco Saccomanno: “Quando si parla di cultura, parliamo di
cultura del vino e dell’olio, cultura reale, popolare, che crea la base per la
crescita di un territorio. La storia di una comunità è fatta dai propri
prodotti. Qui olio e vino sono eccellenti”.
CANTINA
TENUTE BELLAMARINA
Restiamo
in tema e, a due passi dalla via Appia, divenuta Patrimonio mondiale
dell’Umanità Sito Unesco, andiamo a scoprire la cantina Tenute Bellamarina,
circondata da ben 70 ettari di vogneti coltivati in biologico, che, in
Primavera, richiamano gli Aironi bianchi. E’ uno spettacolo vederli volare,
mentre le viti si stanno per risvegliare, con i primi germogli.
Dice
Imma Dimastrodonato: “Siamo in biologico da più di 30 anni. E dal 2022 abbiamo
voluto premiare i sacrifici di tanti anni di viticoltura, realizzando la nostra
Cantina nel cuore dei vigneti: Tenute Bellamarina vicina alla Masseria
Bellamarina. Produciamo cinque etichette bio: il bianco Salento Igp, Galè, un
fiano di Puglia, vinificato in purezza, il rosato di Negroamaro Salento Igp,
Rosamaro, il rosso, Primitivo Salento Igp, Zis, i rossi barricati biologici
Neramaro (negroamaro Salento Igp) e Primerum, (Primitivo di Manduria dop). Ad
essi va ad aggiungersi lo spumante UndiciUndici, che nasce dal blend di
Primitivo e Negroamaro”.
La
cantina, premiata a Milano con il Premio Made in Italy, Eccellenze d’Italia e
seguita dall’enologo Vito Luccarelli, è guidata dalla famiglia composta
da Imma Dimastrodonato, il marito Cosimo Caforio e la figlia Francesca Caforio.
Si avvale di tecnologia 4.0. Vi si accede attraverso il wine tasting. La sua
grande sala è particolarmente adatta all’organizzazione di eventi e convegni.
La bottaia, scavata nella roccia custodisce i vini che maturano in barriques di
rovere francesi e americane.
UNA
SCUOLA DI VOLO IN CANTINA LUNGO LA VIA APPIA, SITO UNESCO
Presto
la cantina ospiterà una pista per elicotteri e velivoli leggeri e una scuola di
volo che sarà curata dall’istruttore Diego Provinzano dell’Associazione
Bellamarina Fly con l’intento di sviluppare il turismo enogastronomico, che
predilige partire dalle cantine e dalle aziende d’eccellenza per andare alla
scoperta dei territori.
MESAGNE,
LA PICCOLA LECCE
Il
sole si avvia al tramonto. Un raggio festoso e potente si distende sin
sull’antico basolato, attraversando il portone di ingresso del castello
normanno svevo. Siamo a Mesagne, definita la piccola Lecce. Ne visitiamo la
possente torre, le prigioni, l’elegante giardino pensile e il grande salone,
divenuto oggi, sala convegni. Entriamo nel Museo Archeologico “Granafei” Mater
che custodisce i preziosi reperti archeologici rinvenuti nelle tombe
principesche della cittadina. Tra tutte spicca la tomba di via San Pancrazio,
decorata di rosso pompeiano, che custodiva i vasi con i dipinti più originali:
una danza bacchica con gli amorini che cavalcano il dio Dioniso, trasformato in
pantera. A forma di pantera è anche un boccale, che è tra i più originali tra i
reperti del popolo messapico, il popolo che abitava la Terra tra i due Mari,
come li definiva lo storico greco Erodoto. Alleati di Atene, essi erano amanti
dell’arte greca.
Nel
museo si possono ammirare corone in oro, pregiati vasi e anche la trozzella, il
vaso a due anse che caratterizza la civiltà messapica, con cui le donne
attingevano l’acqua alle cisterne. Un percorso studiato per non i non vedenti,
“Touch the history” permette di toccare una riproduzione fedele dei reperti,
cosa che piace non solo alle persone non vedenti, ma anche ai bambini e a tutti
i visitatori. Simbolo del Mater è il cavalluccio, un giocattolino messapico
trovato nella tomba di un bambino.
Adiacente
al castello si eleva in tutta la sua elegante bellezza piazza Orsini, con la
sua chiesa dalla facciata barocca dedicata a Sant’Anna. Un pannello permette di
ascoltare la sua descrizione assieme a tutti i punti salienti della città.
Mesagne, dal centro storico a forma di cuore, è infatti città sostenibile e
accessibile.
Attraversando
le antiche vie si resta affascinati dall’eleganza dei palazzi e dalla bellezza
delle chiese, come la chiesa madre. Mesagne assomiglia molto a Lecce, la
capitale del barocco, tanto che molti la definiscono la Piccola Lecce. Cammina,
cammina arriviamo sino al Palazzo di Città, un antico e grande convento, la cui
scalinata monumentale è decorata con stemmi nobiliari e maschere apotropaiche
abbellite da grappoli d’uva, in omaggio alla fertilità della terra salentina.
Ad
accoglierci c’è il sindaco on. Antonio Matarrelli, che è anche presidente della
Provincia di Brindisi: “Negli ultimi anni abbiamo dato una svolta alla città
investendo molto nella cultura. La nostra strategia è stata premiata. Infatti
Mesagne è in controtendenza rispetto al resto d’Italia: è in crescita
demografica perché molte famiglie hanno deciso di trasferirsi qui e si registra
anche un certo benessere economico perché sempre più privati decidono di aprire
attività imprenditoriali nella nostra cittadina. E’ risaputo: per ogni euro
investito in cultura, ne ritornano altri 4”.
L’Amministrazione
comunale ha così investito sulla valorizzazione del patrimonio storico
culturale e sui grandi eventi, come le grandi mostre “Caravaggio e il suo
tempo” e “G7, 7 Secoli di Arte Italiana”, che, organizzate dal raggruppamento
di imprese Miceexperience, guidata dall’imprenditore Pierangelo Argentieri,
sono state ospitate al piano superiore del castello. I visitatori sono stati
più di 100mila e ora si prepara l’apertura di una nuova mostra sui grandi
sull’Impressionismo, che sarà inaugurata a breve.
La
città ha festeggiato il ritrovamento di un importante tratto della via Appia,
all’ingresso del sito archeologico di Muro Tenente che condivide con Latiano.
E’ divenuta quindi core zone della Regina delle Vie, dichiarata di recente
Patrimonio mondiale dell’Umanità Unesco (è il sessantesimo sito italiano) .
L’ESPERIENZA
DEL PICCOLO CINEMA KEN LOACH E IL WELFARE CULTURALE
Nel
cuore del centro storico, in piazza Commestibili, batte forte il cuore di
alcuni giovanissimi, che guidati dalla loro responsabile e ideatrice, Floriana
Pinto, hanno dato vita al “Piccolo Cinema Ken Loach”. Si ispirano al grande
regista britannico Kean Loach, famoso per i suoi film-capolavoro sul
sottoproletariato. Spiega la dottoressa Pinto: “Sono gli stessi ragazzi e
ragazze a scegliere i film che desiderano vedere e che propongono con ingresso
gratuito, ai loro coetanei e al resto della città. Prediligono molto quelli
sulla tecnica cinematografica. Molti di loro infatti sognano, un giorno, di
stare dietro le quinte e realizzare film, sia come tecnici che come registi.
Solo due vorrebbero diventare attori”.
L’esperienza
del Piccolo Cinema ha rivitalizzato la città, tanto che la Regione Puglia ha
riconosciuto il progetto di valore e lo ha inserito nella programmazione del
welfare culturale meritevole di finanziamento pubblico.
Oggi
Mesagne è una città pilota nel campo del turismo e del benessere sociale e
culturale.
MESAGNE
E LA PROVINCIA DI BRINDISI AL SALON MONDIAL DU TOURISME
https://www.youtube.com/watch?v=PpJrmvwvtt4&t=4s
MESAGNE,
PICCOLO CINEMA KEN LOACH
SECONDO
GIORNO
FRANCAVILLA
FONTANA SFODERA I SUOI GIOIELLI: IL CONFETTO RICCIO, PRESIDIO SLOW FOOD, CHIESE
DECORATE IN ORO
Il
confetto riccio di Francavilla Fontana, mandorla avvolta in un morbido
involucro di zucchero, ancora oggi lavorato a mano, accoglie i giornalisti
ospiti del 69mo Educational. E’ un gioiello incastonato in un gioiello: l’atrio
del Castello Imperiali, abitato da una delle famiglie più influenti e blasonate
della nobiltà europea, gli Imperiali appunto. A darci il benvenuto è il
sindaco, Antonello Denuzzo con l’assessore alle attività produttive, Carmine
Sportillo e lo studioso dell’arte e delle tradizioni di Francavilla Fontana,
Sandro Rodia.
Nicola
Tardio, utilizzando un grande pentolone di rame, azionato con la forza delle
sole braccia, fa amalgamare lo zucchero con le mandorle, dando prova del
procedimento artigianale che sta alla base di questo dolce, divenuto, non a
caso, presidio slow food. Nato per il Carnevale, il confetto riccio, viene in
realtà consumato tutti i giorni a Francavilla Fontana ed è molto richiesto per
i matrimoni e tutti gli altri eventi. “E’ anche definito il confetto
dell’amore”, spiega Nicola Tardio, “perché il giovedì che precede il Giovedì
Grasso le donne sono solite regalarne un pacchetto a tutti gli uomini che
amano: padre, fidanzato, marito, figli, nipoti… Questo rito avviene durante il
Giovedì delle Femmine. Il giovedì successivo, viene definito il Giovedì dei Maschi,
gli uomini ricambiano il pensiero, regalando a loro volta i confetti ricci alle
loro donne”. Lo zucchero morbido avvolge la mandorla locale dando luogo ad un
tripudio di sapori, tanto che un confetto tira l’altro. La città è leader anche
nella produzione del torrone, definito cupeta.
Salendo
le scale di Castello Imperiali, oggi sede di rappresentanza del Comune, si
viene subito colpiti dalla sua magnificenza. La Sala del Camino ha il soffitto
interamente affrescato e decorato con falsi bassorilievi in foglia oro da
Volonno, lo stesso artista napoletano che incontreremo nella vicina Chiesa dei
Padri Liguorini. Al centro dell’Affresco, realizzato nel 1928, c’è il trionfo
di Apollo tra muse, putti e amorini. Nella sala vi è naturalmente il camino
sormontato da stemmi nobiliari e due arpie. Vi è custodita una grande
tela di pittore anonimo, raffigurante l’Ultima Cena, dove si possono notare
alcuni particolari interessanti: Giuda indicato con il famoso sacchetto con i
30 denari e San Giovanni evangelista addormentato accanto a Gesù. Sotto il
tavolo ci sono il Gatto, simbolo del male, e il Cane, simbolo del Bene e
di fedeltà, mentre beve ad una ciotola di rame, molto simile a quella che i
maestri dolciari utilizzano per il famoso confetto riccio.
Sono
stati appena restaurati, sotto la supervisione della Sovrintendenza, i grandi
ritratti degli Imperiali Andrea I e Michele III.
Le
sale del castello custodiscono anche il Museo Archeologico di Francavilla
Fontana, (MAFF), diretto dal prof. Gert-Jan Burges, docente di archeologia
mediterranea presso la Libera Università di Amsterdam. Vi si possono ammirare
reperti archeologici provenienti da Francavilla Fontana, Ceglie Messapica,
Brindisi e Mesagne attraverso i quali si può ricostruire la storia del
territorio che va dalla Preistoria sino alla nascita del borgo medioevale di
Francavilla Fontana e l’arrivo della potente famiglia genovese degli Imperiali.
Da non
perdere un “incontro ravvicinato” con il balcone barocco per ammirarne più da
vicino le spettacolari sculture: rosette, foglie di acanto…
Ai
piedi del castello ammiriamo un’elegante città con il suo corso principale
Corso Roma dove si affacciano imponenti ed elegantissimi palazzi e ci fermiamo
nella piazza principale, dove la Rosa dei Venti indica che ci troviamo
esattamente al centro del Salento, dinanzi alla cupola maiolicata più alta:
quella della chiesa madre di Francavilla. Ammiriamo la chiesa dei Padri
liguorini nella sua spettacolare bellezza con gli altari e i fregi ricoperti in
foglia oro e avorio e la chiesa della Morte. Qui si custodiscono le statue che
sfilano nella processione dei Misteri durante l Riti della Settimana Santa.
LA
MERAVIGLIOSA CHIESA DEI PADRI LIGUORINI A FRANCAVILLA FONTANA
I RITI
DELLA SETTIMANA SANTA
A
Francavilla sono molto sentiti e intensi i riti della Settimana Santa,
esattamente come in Spagna. Iniziano già il venerdì che precede la Domenica
delle Palme con una struggente processione in onore della Madonna Addolorata a
cura della Confraternita dell’Orazione e della Morte. Il Giovedì Santo, i
confratelli della Chiesa del Carmine detti Pappamusci, dopo la Messa “in Coena
Domini”, danno il via ad un singolare pellegrinaggio per le chiese di
Francavilla Fontana. Le visitato e si soffermano a pregare davanti ai Sepolcri.
Indossano il camice e un cappuccio bianco, impugnano un bastone e sono scalzi.
Con un andamento solenne, leggermente dondolante, visitano le chiese e pregano
inginocchiati davanti ai Repositori, I Sepolcri che ricordano il Sacrificio di
Gesù. Il loro pellegrinaggio durerà sino alla mattina del Venerdì Santo.
Il
Venerdì Santo, alle 19.00 esce la Processione dei Misteri con le Statue che
raffigurano i vari momenti della Passione di Cristo. La Statua della Cascata
(che raffigura la caduta di Cristo sotto il peso della Croce) verrà
accompagnata dai crociferi: uomini vestiti con un camice rosso e incappucciati
che porteranno a spalla per tutta la processione e a piedi nudi, una
pesantissima croce detta “lu Trau” (la trave) costruita rozzamente con pali
pesantissimi, gli stessi utilizzati per gli impianti elettrici. La
processione è scandita dalla trenula, uno strumento in legno che produce un
suono stridulo.
La
domenica di Pasqua alle 18 prende il via la processione con Cristo Risorto a
cura della Confraternita dell’Immacolata.
AGRITURISMO
TREDICINA
Per
vivere i riti della Settimana Santa a Francavilla Fontana e godere della
bellezza della campagna in fiore, l’ideale è soggiornare nell’Agriturismo
Tredicina sorto intorno ad un’antica masseria dotata anche di piscina e sala
convegni. Ampie camere da letto, elegantemente arredate offrono un piacevole
soggiorno. L’agriturismo, guidato dai coniugi Lo Palco merita assolutamente una
sosta golosa per gustare la cucina del competente e appassionato chef Marco
Pappadà, già docente presso la Scuola Alma di Parma e presso la Med Cooking
School di Ceglie Messapica. Marco Pappadà ha inventato il semifreddo e il
panettone, farcito con il confetto riccio di Francavilla Fontana, grazie al
quale è stato premiato dalla rivista Spiagge a Milano, con il Premio Made in Italy
Eccellenze d’Italia.
Ci
sorprende con la preparazione di ricette della tradizione salentina dal tocco
gourmet come i pezzetti di carne di cavallo e asino cotti, sotto il camino e a
fuoco lento, nei tradizionali contenitori di terracotta salentini: le pignate,
ricoperte da uno strato di pane che fa loro da coperchio.
Le
buone ricette dello chef vengono accompagnate dai vini di Simone Santoro, un
giovane enologo che, a 27 anni, ha deciso di mettersi in proprio, recuperando
l’antico vitigno di Francavilla Fontana, un’uva a bacca bianca denominata
appunto Francavilla, da cui nascono vini a bassa gradazione alcolica. Noscia è
il nome dell’etichetta del Francavilla. Noscia è il nome con cui i
francavillesi indicano affettuosamente la loro città: NOSTRA appunto. Da non
perdere il vino orange, dal tipico colore arancio perchè nato dall’uva a bacca
bianca Francavilla, vinificata come se fosse un nero. Anche Simone Santoro è
stato premiato in un evento fuori salone durante la Bit di Milano dalla rivista
Spiagge, con il Premio Made in Italy, Eccellenze d’Italia, edizione 2025.
ERCHIE
E IL SANTUARIO DI SANTA LUCIA
IL
FALO’ IN ONORE DI SAN GIUSEPPE E LE MATTRE
Il 18
marzo di ogni anno gli Amici del Falò di San Giuseppe accendono un grande Falò
in onore del Santo. La tradizione è stata recuperata dai giovani del paese
negli ultimi vent’anni e la festa diventa di anno in anno sempre più bella con
il sostegno dell’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe
Margheriti, che punta a ripristinare anche i piccoli falò di quartiere che
precedono la Festa grande. Dopo la Messa in onore di San Giuseppe si avvia la
processione del Santo per raggiungere l’area del falò. Qui, tra fuochi di
artificio che si accendono a ritmo di musica, viene dato vita ad uno spettacolo
pirotecnico senza pari. La pira viene consumata dal fuoco in pochissimi
secondi. Un grande calore si irradia e dà il via ad una serata di musica
e divertimento per le famiglie e i più giovani.
Il
grande falò segna la fine dell’inverno e l’inizio della PRIMAVERA.
L’Accensione
del Falò di San Giuseppe a Erchie il 18 marzo sera
TERZO
GIORNO ERCHIE, LE MATTRE DI SAN GIUSEPPE E IL SANTUARIO DI SANTA LUCIA
La
mattina successiva è imperdibile l’appuntamento con le Tavole di San Giuseppe,
dette Mattre, dal nome del particolare tipo di tavolo dai bordi alti che viene
utilizzato. Associazioni, famiglie, ma anche piccoli commercianti e attività
produttive allestiscono in piazza e lungo le vie del paese le mattre, facendo
attenzione a preparare ben dodici pietanze tra cui non possono mancare: le
lajane, la pasta tipo lasagnette per metà bollita e per metà fritta, che va con
i ceci o con la mollica di pane, i lampascioni, cipollette selvatiche che
segnano l’arrivo della Primavera, il pesce fritto che ricorda il Miracolo della
moltiplicazione dei pani e dei pesci di Gesù. Particolari sono gli uccelletti,
che, realizzati con pane non lievitato, venivano sbriciolati ai quattro venti
dai contadini per proteggere i raccolti dal maltempo e che oggi vengono
conservati un anno con l’altro come portafortuna. Dopo la Messa il vescovo di
Oria, mons. Vincenzo Pisanello, procede in processione, a benedire tutte le
mattre (ben 36 quest’anno). Il cibo benedetto viene offerto gratuitamente a
tutti i presenti, in un momento di festa e grande condivisione.
VEDI
IL VIDEO SU YOU TUBE E SU FB
Le
mattre di San Giuseppe su YOUTUBE E SU FB
Anche
su FB
https://www.facebook.com/share/v/19pBwRyJBA/
ERCHIE
E IL SANTUARIO DI SANTA LUCIA
Ma
Erchie merita di essere visitata tutto l’anno grazie al Santuario di Santa
Lucia, da dove sgorga acqua considerata miracolosa. La storia ci riporta al
generale dell’Impero bizantino, Giorgio Maniace, che, tra il 1038 e il 1040
ebbe il merito di sottrarre alla dominazione musulmana la città di Siracusa e
gran parte della Sicilia orientale. Diretto a Costantinopoli, il generale passò
da Erchie con le Sacre Spoglie della Santa siracusana, Santa Lucia, che
intendeva donare alla regina di Costantinopoli, Teodora. Si rifugiò in
una grotta con i suoi fedeli. Vi accorsero i monaci basiliani che vivevano
nella vicina cripta dell’Annunziata per decorare e custodire il corpo della
Santa. Ed è qui che avvennero grandi miracoli, tanto che Erchie si consacrò al
culto di Santa Lucia. In suo onore sorge, oggi, un Santuario su tre piani, da
dove sgorga l’acqua benedetta. Secondo la leggenda, la fonte venne trovata
accanto ad un quadro di Santa Lucia, da un pastorello, che seguiva una mucca.
Da quel momento, intorno alla fonte, si decise di edificare il grande santuario
(1500). Ancora oggi, servendosi dei tipici contenitori di creta, i milicchi, i
fedeli hanno l’usanza di bagnarsi gli occhi alla fonte benedetta e si narra di
inspiegabili guarigioni. Il secondo giovedì dopo Pasqua il Santuario è meta di
pellegrinaggi da ogni parte del Salento e d’Italia e viene organizzata una
grande festa di tradizione in onore di Santa Lucia. L’Amministrazione comunale,
guidata dal sindaco Giuseppe Margheriti ha stretto un gemellaggio con Siracusa,
la città natale di Santa Lucia e ha ottimi rapporti con il Patriarcato di
Venezia, avendo già ospitato per ben due volte le Sacre Spoglie della Santa.
Attraverso l’assessore al turismo religioso, Chiara Saracino, sta costituendo
la Rete delle Città Luciane, accomunate in tutta Italia dal Culto di Santa
Lucia.
ERCHIE
IL SANTUARIO DI SANTA LUCIA
ROCA
VECCHIA L’AUTOSTRADA DEI POPOLI SUL MEDITERRANEO
Ma che
cosa sarebbe il Salento senza il suo mare? Se la sua storia è così ricca è
perché il mar Mediterraneo era usato dai popoli come un’autostrada. Così il
Salento è stato da sempre terra di incontri e culture. Venivano dal mare i vasi
custoditi nel Museo di Mesagne, come anche venivano dal mare i monaci bizantini
che ci hanno lasciato i meravigliosi affreschi nelle cripte bizantine.
Tra le
mete più affascinanti, protese sul Mediterraneo, spicca Roca Vecchia, con il
suo santuario dedicato al dio Tutor che i naviganti della Terra d’Otranto
pregavano pur di ritornare sani e salvi a casa, promettendo in dono otri di
vino e pecore. Recitavano così le preghiere che i commercianti scrivevano sulle
pareti del Santuario della Poesia Piccola, collegata da un tunnel marino alla
Poesia Grande, oggi definita dal National Geographic la piscina naturale più
bella al mondo e sito archeologico di grande fascino. Roca è un sistema di
piscine naturali che va dalla più famosa Grotta della Poesia alle insenature
Portu Lignu e Nfocaciucci sino alle conche di Pascariello, due piscine scavate
nella roccia negli anni ’60 per poter fare il bagno al riparo dai venti.
Imperdibile
poi una tappa ai famosi faraglioni di Sant’Andrea, l’Arco lu Pepe, detto anche
degli Innamorati, lo Stivale e la Sfinge.
Tra le
spiagge più belle al mondo è Torre dell’Orso con le sue dune e la fitta pineta.
Completano il quadro delle marine di Melendugno San Foca con le sue
principali spiagge de Li Marangi, Le Fontanelle e San Basilio e le
calette di Torre Specchia Ruggeri all’ombra della torre di guardia.
Il
nostro tour si conclude a Lecce, la capitale del barocco, per restare estasiati
dinanzi alla bellezza di Santa Croce, con il suo rosone, illuminato di notte.
Piazza Duomo è poi definita una piazza palcoscenico. Lungo le vie si affacciano
le chiese barocche che fanno del capoluogo salentino, la città delle cento
chiese. E’ divertente curiosare tra le botteghe di cartapesta, con cui vengono
realizzati i personaggi dei Presepi e le Statue delle Chiese da portare in
processione. Tra un fregio barocco, cariatidi e sirene alate scende la sera. E’
l’ora di una sosta golosa. L’appuntamento è con la pizzeria Container Pizza
dove potrete gustare pizze gourmet ispirate ai sapori salentini con rape,
spunzali (tipica cipolla salentina) e tante altre prelibatezze.
Tra
mare, città barocche, cripte bizantine e antiche tradizioni, il Salento è un
mosaico di arte, storia e cultura. Ogni popolo che ci è passato ha lasciato qui
un pezzo del suo cuore.
Nel
mare finiscono i sogni e le speranze dei viaggiatori di ieri, di oggi e di
domani.
Cordiali
Saluti
Carmen
Mancarella


Commenti
Posta un commento