Le nuove poverta’
LE NUOVE POVERTA’
Partirò da alcune elementari osservazioni che ritengo però significative perché elaborate su un campione di popolazione di circa 121.000 abitanti di una zona della provincia di Pistoia, sita nella ricca Toscana, con un tessuto sociale tutto sommato abbastanza integro. Non si parla quindi di zone depresse o non industrializzate ma di zone benestanti almeno fino ad ora.
Sono Presidente onoraria di una associazione intitolata ad una partigiana e sindacalista già funzionaria del PCI Anna Maria Marino, associazione nata contro la violenza di genere che poi dalla sua vocazione di promozione sociale contro le violenze si è trovata giocoforza a fare anche assistenza a famiglie in difficoltà, elargendo cibo, vestiario e vario materiale per la casa. Fino al maggio 2025 le famiglie assistite erano circa una ventina, giunte per passaparola o segnalate da altre associazioni se non da servizi sociali. Da maggio a settembre 2025 in tre mesi siamo giunti a dover assistere 51 famiglie, anche numerose, di cui una decina in modo assolutamente prioritario perché in mancanza del nostro cibo non mangiano proprio. Non solo ma da una ricerca che sto facendo fra i comuni della Valdinievole, tramite i vari assessori al sociale, le associazioni che si occupano di assistenza di cibo sono parecchie, alcune collegate al comune altre no. Quando illustro questa realtà tutti esclamano “ma sono stranieri!” e qui viene il bello, su 51 famiglie 26 sono italiane, famiglie e donne o uomini soli anziani con la sola pensione. Le persone sole, anziane, con la loro sola pensione, spesso la minima, non arrivano in fondo al mese e matematicamente non sarebbe possibile. Basta pensare all’aumento delle bollette della luce e del gas che nell’inverno 2024-2025 hanno raggiunto indici preoccupanti ma soprattutto all’aumento dei generi di prima necessità. Andare in un supermercato oggi significa spendere 9,90 euro per la carta da cucina, 1,80 euro per un litro di latte, 7 euro per 300 grammi di pollo eccetera. Con pensioni da 500, 600 euro o anche 850 euro come la maggioranza di esse non si coprono nemmeno le bollette citate. Ma poco cambia la situazione per chi ha uno stipendio regolare. Gli stipendi in Italia sono rimasti invariati dal 1989, cioè da trentasei anni ed hanno dovuto subire il cambio lira-euro e gli aumenti continui. Di fatto vi sono sacche di nuove povertà che aumentano a vista d’occhio e la politica non pare interessarsene e neanche prenderne atto. Sono convinta che chi leggerà le mie righe storcerà la bocca per la miseria del mio scritto che cita il costo di un litro di latte, ma ritengo che occorra partire, nel fare politica, dalla situazione reale del paese, che va conosciuta scendendo dall’empireo politico e analizzando la realtà. Mi chiedo quindi cosa vogliano fare la politica e gli amministratori per risolvere una situazione intollerabile da molti punti di vista. Innanzi tutto da un punto di vista umano, perché nel 2025 dove la sensibilità per le vicende umane si è ampliata tanto che finalmente di ritiene violenza anche la violenza psicologica, non si può non considerare la situazione di una parte della popolazione che vive come si legge nei Miserabili di Hugo. Ma anche da un punto di vista politico occorre precisare che questa situazione confligge con la stessa Costituzione italiana oltre che con il concetto di Stato sociale. Dopo il 1946 la nostra democrazia si è riconosciuta in una democrazia che porta avanti lo Stato sociale, recepito dall’anima socialista della nostra Costituzione. Stato sociale è cosa ben diversa dallo Stato assistenziale, che prevede una visione classista dell’organizzazione statale con assistenza alle classi disagiate per concessione. Sociale significa avere una struttura che permette a tutti i cittadini di aderire ai servizi minimi quali istruzione, giustizia e sanità senza chiedere la carità. Lo Stato Sociale non prevede l’assistenza della Caritas o chi per lei. L’articolo 2 della Costituzione della Repubblica italiana dove recita che la Repubblica…richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale è completamente disatteso, mancando del tutto la solidarietà economica e sociale. Quel poco che riescono a fare i vari assessorati ai servizi sociali è puro assistenzialismo non solidarietà economica e sociale. Vogliamo ricordare anche l’art. 4 della Costituzione che recita che la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Il mercato del lavoro per le donne non più ventenni con figli si limita a qualche ora di pulizie o da badanti. Resta da capire il ruolo dei Centri per l’impiego…
Le indicazioni della nostra Costituzione verso uno Stato sociale e non assistenziale non si fermano qui. La Costituzione prevede anche che il salario dei lavoratori sia adeguato alle condizioni di vita, l’articolo 36 recita che “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Si può considerare dignitosa l’esistenza di una famiglia che deve chiedere il pacco alimentare alle associazioni e se vi sono problematiche serie di salute promuovere collette per coprire la parte di spese sanitarie non coperta dallo Stato ( in dispregio dell’art. 32 della Costituzione che scrive che la Repubblica garantisce cure gratuite agli indigenti)? Appare evidente che il mancato adeguamento degli stipendi dei lavoratori dal 1989 ad oggi è incostituzionale, è una situazione di fatto che viola la Costituzione. Volendo parlare di Europa basta ricordare che la Carta dei diritti Fondamentali dell’Unione Europea, detta Carta di Nizza, include principi e diritti relativi al lavoro. Alla retribuzione, alla protezione sociale, all’accesso ai servizi di interesse economico generale, ribadendo il diritto al sostegno dell’occupazione e alla protezione contro la disoccupazione e le tutele riguardanti la equa retribuzione. L’Italia quindi si sta ponendo in una posizione contraria agli stessi principi dell’Unione europea. La stessa iniziativa economica, pur riconosciuta libera dall’art. 41 della Costituzione, non può svolgersi, secondo la stessa Costituzione, in contrasto con l’utilità sociale o arrecare danno alla dignità umana. Dignità ampiamente calpestata dal livello dei salari attuale rispetto al costo della vita.
L’azione delle varie associazioni fra cui CRI, Caritas, Pubbliche assistenze e altre come l’Anna Maria Marino è puramente assistenziale e nemmeno fatta dal pubblico, che non sa fare neanche lo Stato assistenziale ( recentemente ho dovuto garantire ad un Ente Comunale che provvedevamo noi come associazione al cibo e al vestiario di un uomo che chiedeva la residenza perché gli assistenti sociali del Comune volevano la garanzia di non doversene occupare, facendogli negare perfino la residenza).
In una situazione tanto grave la politica di tutto questo non parla, non se ne occupa.
Del resto il grande Aristotele aveva ben disegnato le forme di governo e le loro degenerazioni e la degenerazione della democrazia è la demagogia, esattamente quello che sta succedendo oggi in Italia, dove non vi è più un progetto di nazione, almeno nella sinistra, ma ci si affida a slogan creduti popolari ed incapaci di affrontare la realtà del paese che nemmeno si sa analizzare.
Jacqueline Monica Magi


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